La fragola del partigiano e una sorella in bicicletta

Leo, classe 1922; “fragola” era il suo soprannome (oggi diremmo il suo nickname) da partigiano, nelle montagne del biellese.

Era chiamato così per via della voglia rossa che aveva al centro della fronte e che, pallida e scolorita durante l’inverno, splendeva scarlatta da maggio a settembre. La madre se ne attribuiva la colpa per via di quella volta che, durante un attacco di insana voglia di fragole in pieno inverno, si toccò la fronte, senza pensare al bimbo che attendeva e che avrebbe così marchiato, inesorabilmente, a vita. Vero o falso, lui la fragola ce l’aveva sempre in fronte, e proprio per questo, le odiava.

A Silvana, la sorellina, classe 1931, le fragole invece piacevano proprio tanto, anche perché nel loro paese non si vedevano spesso. Ogni tanto si trovava, in giro nei prati, qualche fragolina selvatica. Silvana le raccoglieva, insieme a more, lamponi e ribes, le metteva nel cestello della bicicletta e pedalava via come un fulmine. Anche perché, di solito, sotto le provviste nel cestello nascondeva messaggi, viveri, a volta anche armi, per il fratello e gli altri partigiani nascosti. E chi avrebbe mai sospettato di quella minuta adolescente dall’aria timida e spaurita?

In realtà, spaurita non lo era affatto, la mia mamma, anzi, era bella tosta. Con il padre che lavorava in Germania e la madre tutto il giorno in fabbrica, era lei a prendersi cura dei fratelli, della casa, dell’orto, delle galline, dei conigli, del maialino nascosto in cantina. E tutte le mattine si alzava alle cinque per andare a scuola in città, perché nel suo paese la scuola non c’era e per fare lezione online avrebbe dovuto inviare i temi svolti con il piccione viaggiatore. Ma all’epoca, con la fame che c’era, i piccioni li mangiavano.

Insomma, gente d’altri tempi. E allora, pensando a loro, una ricetta d’altri tempi.

Frittura dolce di semolino alle fragoline di bosco

(N.B. Questa foto è stata scelta da Jamie Oliver come vincitrice del contest “ComfortFoodITA” in occasione della presentazione del suo nuovo libro)

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Qualcuno potrebbe obiettare che non è tempo di fragole. Ma per questi dolcetti, che mia zia preparava con le fragoline appena raccolte, quando si trovavano (in Piemonte non erano all’ordine del giorno), io utilizzo le fragoline che ho usato per fare il liquore, senza scolarle troppo, in modo che un po’ di liquore rimanga nel liquido di cottura.

Ingredienti per 12 dolcetti:

  • 100 g di semolino
  • 400 ml di latte
  • 50 g di zucchero
  • 1 uovo
  • 100 g di fragoline di bosco
  • due cucchiai di farina
  • pangrattato
  • olio per friggere

Portate a bollore il latte con lo zucchero (io uso QUESTO, della serie: non si butta via niente)

Versate il semolino a pioggia e mescolate con la frusta per evitare i grumi.

Appena inizia a rapprendersi, unite il tuorlo d’uovo leggermente sbattuto.

Amalgamate al composto le fragoline (se utilizzate quelle del liquore, non asciugatele troppo).

Versate il tutto su un piano di marmo o su un foglio di carta forno e compattate l’impasto, formando un quadrato spesso 2 cm

Lasciate raffreddare, poi ritagliate in 12 quadretti (dipende dalle dimensioni che vorrete dare ai dolcetti).

Passateli nella farina, poi nell’albume sbattuto ed infine nel pangrattato.

Friggete in abbondante olio bollente per un paio di minuti e servite spolverandoli con zucchero a velo, o ricoperti con una salsa al cioccolato.

2 pensieri su “La fragola del partigiano e una sorella in bicicletta

  1. Non so se mi piacciano di più le tue ricette, precise ed accurate, o le storie contestuali. Certo è che sei una grande chef, una grande storyteller ed una grande blogger. Perché ti poni in maniera semplice, umile, ma con grande preparazione. Brava!

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