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Non è una vacanza, è una guerra.

Non è stata una vacanza, è stata una guerra” è il titolo di un divertente film che ho liberamente adattato come titolo di questo post. Continuando a leggere capirete quanto sia azzeccato.

Oggi è la “giornata delle scampagnate” sul Calendario del cibo italiano   e avrei voluto contribuire con una ricetta, ma mi sono trovata in guai seri. Perché qui a Cosenza non esiste UNA ricetta tipica da scampagnata.

Da noi, i picnic sono dei pranzi nuziali. Si progettano con settimane di anticipo, si mandano gli inviti, si organizza il menu, si stabiliscono i posti a tavola e si distribuiscono i compiti: le donne a cucinare, gli uomini ai lavori di fatica.

Le donne organizzano la scampagnata e comandano, gli uomini eseguono. E mangiano. E bevono. E dormono.

Inizia tutto all’improvviso, nella calma più totale, e si evolve in un crescendo inarrestabile.

Interno, giorno. Comodo soggiorno con angolo cottura, mobili un po’ datati, divano reduce da lunghe battaglie disseminato di cuscini con federe all’uncinetto.

Una qualunque famiglia cosentina ha appena terminato il pranzo.

La mamma lava i piatti, i figli adolescenti sono impegnati a chattare sul telefonino con gli amici, il padre sfoglia un giornale, il nonno sonnecchia davanti al televisore.

“E’ il primo marzo” -butta lì la mamma- “è ora di pensare alla Pasquetta”. (Leggasi anche “ponte del 25 aprile, del primo maggio e via dicendo. Ma potrebbe essere il primo luglio e pensare a Ferragosto, ça va sans dire)

Un percettibile tremito attraversa i presenti. Il padre si alza ed esce dalla porta principale annunciando “devo tornare in ufficio!” senza accorgersi di essere ancora in pantofole.

Il figlio ha i compiti urgenti “che domani quella ciota m’interroga sicuro!” , la figlia ha un appuntamento irrimandabile con rasoio-pinzette-shampoo-unghiefinte-arricciacapelli-staseradevouscire.

Il nonno lancia un paio di ragli per far credere di essere immerso in un sonno profondo.

La mater familiae sospira, si asciuga le mani e inizia a telefonare a:

  • Sorelle
  • Cognate
  • Cugine
  • Vicine
  • Amiche
  • Commari (si, con due emme)
  • Parenti lontane (fino al trentacinquesimo grado a Cosenza si è “di sangue”)

“Chi preparamu ara sciampagnata?”

Per i non addetti ai lavori la frase, che letteralmente significa “cosa prepariamo per la scampagnata?” si traduce con un sorta di dichiarazione di guerra, un inizio di moti rivoluzionari, di cortei sessantottini, di esperimenti atomici sull’atollo di Bikini.

Perché la “sciampagnata”, a Cosenza, è un’istituzione importante.

Privilegiata dalla vicinanza al mare ed alla montagna, la città di Cosenza offre ampia scelta agli amanti dei picnic. Quello che rimane tuttora un mistero inspiegabile è perché mai i cosentini che possiedono una casa al mare la “aprono” a Pasqua, per poi andare a fare il picnic in Sila. E quelli che hanno la casa in Sila, indovinate cosa fanno? Questo, ovviamente, comporta lo spostamento in massa di migliaia di sciampagnari che percorrono, nelle opposte direzioni, la stessa strada: la famigerata statale 107 che taglia la Calabria da una costa all’altra, passando per l’altopiano e per la città di Cosenza. In media, 5 ore, quel giorno, per percorrere una sessantina di chilometri, peggio della costiera amalfitana.

Più fortunati i cittadini non forniti di casa da vacanza, che dovranno sorbirsi solo un paio di ore di coda, qualunque destinazione scelgano.

Ma perché tanta paura della gita di Pasquetta, o di Ferragosto?

Ve lo spiego con timeline e menu.

Ore 4: sveglia.

Ore 4,30: gli uomini di famiglia caricano nelle macchina sedie, tavoli, altalene, ombrelloni, cesti pieni di tovaglie, tovaglioli, posate, piatti, e attrezzi vari. Poi palloni, giochi vari per i bambini (più ingombranti sono, più diventano indispensabili), il fornello, il pentolone da 50 lt. e la bombola di gas. Il barbecue, i sacchi di carbonella, la legna (perché magari in Sila, hai visto mai, se la saranno già raccolta tutta). L’amaca, i plaid, la poltrona comoda per il nonno, passeggini e carrozzine perché qualche infante c’è sempre.

Se la direzione è il mare, sostituire amaca e plaid con asciugamani, secchielli, palette, volano, sdraio, teli da attaccare all’ombrellone in stile gazebo, materassini da gonfiare per la pennica.

Ore 5: (già tardissimo) si va a “prendere il posto” scelto dopo lunghe e minuziose ricerche nelle settimane precedenti, tanto poi è sempre quello dell’anno prima.

Ore 6,30: scaricate le macchine gli uomini rientrano alla base, lasciando un guardiano scelto a sorte; incarico ritenuto fortunato perché si può dormire su un tavolo in attesa della banda.

Ore 7,30/8: le donne, nel frattempo, hanno terminato le ultime preparazioni, iniziate quindici giorni prima. Si riempiono nuovamente i bagagliai.

Enormi teglie di lasagne sono state dorate nei forni; l’inconfondibile odore di vruoccoli e sazizza pervade le strade: la gustosa accoppiata andrà poi a riempire i mezzi pani caserecci da chilo, opportunamente svuotati dalla mollica. Gli spaghetti abbondantemente conditi, preparati il giorno prima e difesi strenuamente dagli attacchi dei familiari, sono stati trasformati in frittate spesse quanto un materasso. Pittulille di tutti i tipi saranno apprezzatissime anche fredde; le pizze rustiche dai fantasiosi ripieni vengono impilate e avvolte in rotoli di carta argentea. Le melanzane possono essere ripiene, o alla parmigiana, ma non mancano di certo. Pipi e patate si cuoceranno sul posto, come contorno per il barbecue a base di capocollo, pancetta, salsiccia, bistecche, wurstel per i bambini, pollo per chi è a dieta (!). Vino e bibite vanno nelle borse frigo, insieme ai formaggi, ai gelati e alla frutta. L’acqua si prende sul posto, è acqua buona della Sila. Anzi, “porta i bidoni che facciamo la scorta per casa”. Se si va al mare, c’è il bidoncino col rubinetto e il fiocchetto colorato per non confonderlo con quello del vino. Uova sode, olive ammaccate, pomodori, freselle. La bottiglia di olio buono. Qualche peperoncino. Ma si, qualche pacco di pasta e l’aglio, “magari nel pomeriggio ci viene voglia di una spaghettata” (sic). La caffettiera da dodici tazze, il caffè, i liquorini fatti in casa, la crostata al cioccolato, la pastiera, il cucùlo, i ginetti, magari due zeppoline fresche “che mi avanzava un po’ di tempo”.

Al massimo per le nove il barbecue deve essere acceso, l’altalena appesa, l’amaca allacciata agli alberi, i tavoli sistemati in piano, perché non devono traballare, formiche ed insetti vari allontanati con discrezione, il suolo accuratamente ripulito da ogni residuo di dubbia provenienza. Le donne terminano le preparazioni, gli uomini iniziano ad arrostire.

Alle 11 si comincia a mangiare: per forza, si è in piedi dalle 4.

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Alle 16 i bambini, che hanno dormito tutta la mattina, schiamazzano allegri e gioiosi, invitando al gioco i genitori che sono ormai stramazzati sui plaid, intossicati dalla cenere del barbecue e dal gas del fornello, e che a malapena riescono a mormorare un “burp” come richiesta di pietà.

E’ già buio quando, raccolti gli ultimi resti, il più allegro della comitiva, il fortunato che al mattino è rimasto a far la guardia ai tavoli e ha dormito tutto il giorno, esordisce con un: “e la spaghettata non ce la facciamo?”.

Viene imbavagliato e lasciato lì, legato ad un albero, così l’anno prossimo sarà pronto a far di nuovo da guardiano.

Mi chiederete ancora perché la scampagnata, a Cosenza, fa paura?

24 pensieri su “Non è una vacanza, è una guerra.

  1. ahahah… ma quanto mi hai fatto ridere! Però… anche godere 🙂 M’immagino tutte quelle pagnottone, le paste, le lasagne e poi, le olive, i pomodoti, le friselle, le carni grigliate e i dolci… tutto all’insegna della “leggerezza” 😀 Capisco bene che a Cosenza possa far paura pronunciare la parola “scampagnata”, però dai, vuoi metter il divertimento? Un bacio

  2. Ahahah fantastico questo racconto di pura italianità! Un raggio di calore in questa giornata che, qui a Milano, è grigia bigia e assolutamente non picnicabile (ma dopo aver letto il tuo racconto aggiungerei anche “epperfortuna” 😀 )

  3. Rido, rido, rido! Ho già chiesto a Pat di adottarmi per un giorno per vivere una di queste scampagnate che la ben nota austerità sabauda mi ha sempre precluso. Non è che in una data diversa potresti adottarmi anche tu cara???

  4. L’unica cosa è l’ìalzataccia alle 4 … per il resto mi inviterei volentieri: che bel mondo allegro. Noi a Milano viaggiamo con le versione light di tutto 🙂

  5. Ahahahahahah…Effettivamente capisco perfettamente ma ti devo dire che ho letto con molto interesse il tuo post perché racconta delle tue tradizioni e delle abitudini Delle tue parti…E cmq io almeno una volta nella vita vorrei provare la vostra scampagnata

  6. Mi sono vista in mezzo a tutto il daffare , credimi in Friuli è più o meno uguale, tranne la levataccia, compreso lo spostamento mare a montagna e viceversa. E ho riso sostituendo nomi e parentele. Pietanze diverse ma stesse abitudini. ..grazie per questo bel momento di vita vissuta.

  7. Fantastica donna… uguale uguale, solo che la location viene spostata da Cosenza a Caserta (che hanno anche parecchie lettere in comune!). Non so dove hai preso quella foto, ma anche noi abbiamo avuto la 500 combinata così, solo che era blu! Hai ragione, noi del sud la scampagnata è legge! 😀 😀 Un bascione gioia!!

  8. non c’e’ riga che non mi sia goduta… ma la caffettiera da 12 vale tutto il post.
    l’anno prossimo vengo anche io, mi ci vuoi? solo con l’interesse di un’antropologa, naturalmente 🙂
    Grandiosa Anna Laura!

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