pan di ramerino

Pan di ramerino all’uvetta – viaggio in corriera

Ma il pan di ramerino cosa c’entra con me, nata e cresciuta in Calabria?

Da bambina trascorrevo lunghi periodi a Firenze, città di origine di mio padre, con i miei nonni.

Ogni tanto si andava in gita a trovare un loro parente, che risiedeva a Cecina e aveva due figlie più o meno della mia età. Vivevano in un casale di campagna e noi bimbe trascorrevamo il tempo arrampicandoci sugli alberi ed immaginando che ogni ramo fosse un cavallo, perché tutte e tre avevamo una grande passione per questi superbi animali.
Ogni ramo aveva quindi un nome, veniva curato, accarezzato, strigliato ed incitato a lunghe cavalcate su spiagge bianche, o spronato a vincere immaginarie gare di salto ad ostacoli sempre più alti.

Ovviamente io, che ero la più piccola, non vincevo mai. Però mi divertivo ugualmente e ci sarei andata sempre molto volentieri, se non fosse stato per il viaggio.
Stiamo parlando degli anni tra fine ’60 ed inizi ’70. Immaginate il percorso in treno da Firenze a Pisa cosa doveva essere… ma ancora lo sopportavo.

Poi, però, si prendeva la corriera per Cecina.
Arrivati all’incirca all’altezza di Rosignano, la mia pazienza di bambina aveva ormai abbondantemente valicato il limiti, ed iniziavo ad incapricciarmi alquanto. A quel punto mio nonno, approfittando della sosta, scendeva a prendermi una fetta di focaccia all’olio, oppure, quando lo trovava, un pan di ramerino all’uvetta.

Non si trovava sempre, il pan di ramerino, in quanto legato alla tradizione del giovedì santo. Però era talmente buono e apprezzato che veniva prodotto anche in altri periodi.

Ricordo perfettamente l’aroma che si sprigionava appena aprivo il panino , la maniacale precisione con cui selezionavo religiosamente ogni chicco di uvetta e lo mettevo da parte, la gioia che mi dava annusare ogni singolo boccone prima di assaporarlo ed il leggero gusto pungente che mi rimaneva in gola e che ammortizzavo con i chicchi di uvetta tenuti da parte.

Oggi ho voluto replicare quella ricetta. Purtroppo, mancano tanti particolari importanti, e rivivere appieno quei momenti è impossibile.

Però, chiudendo gli occhi e mordendo un panino, risento per un attimo il pizzicorino in gola, e non so dire se è il rosmarino, o la commozione del ricordo.

Ingredienti:

• 25 gr. (un cubetto) di lievito di birra fresco;
• 320 gr. di farina 00:
• 40 gr. di strutto;
• 40 ml. di olio di semi;
• Un uovo medio sbattuto:
• Qualche rametto di rosmarino;
• Mezzo cucchiaino di sale;
• Un cucchiaino di zucchero;
• Una manciata di uvetta sultanina ammollata in acqua tiepida e ben strizzata;

Soffriggete il rosmarino nell’olio, poi lasciatelo raffreddare e filtratelo.
Fate ammorbidire lo strutto lavorandolo con la forchetta.
Sciogliete il lievito con lo zucchero in poca acqua tiepida ed impastatelo con la farina e lo strutto.
Unite l’uovo sbattuto con il sale.
Aggiungete per ultimo l’olio.
Unite all’impasto l’uvetta e formate 5/6 panini.
Lasciateli lievitare coperti da uno strofinaccio, fino al raddoppio.
Infornateli a 170° per 15/20 minuti.

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