Castagnaccio fiorentino e l’albero sacro

Castagnaccio

Il castagnaccio è una preparazione dolce che si perde nella notte dei tempi. Il castagno arrivò dall’Oriente ed è considerato un simbolo religioso della Trinità, poiché ogni riccio contiene tre frutti. Era sacro per gli Etruschi, che lo diffusero in Toscana.

Con la farina di castagne si produce questo squisito dolce autunnale, molto gradito anche a chi è celiaco, in quanto privo di glutine.

Mio nonno Ruggero, residente a Firenze e di origini aretine, spiegava ai “forestieri” che si doveva pronunciare “i’ccastagnaccio”.

“Sai, mi diceva, sbagliano un po’ tutti, con questa storia che noi s’aspira la c, o un è mi-a vero. Non sempre, almeno. Vado a casa si dice vò a ccasa. Il castagnaccio si dice i’ccastagnaccio. Ovvia. Ci se ne  mette anche due, di c.”

Oggi di questo dolce si parla sul Calendario del Cibo Italiano, così ho deciso di dedicarlo al mi’ nonno toscano.

Castagnaccio per nonno Ruggero

Castagnaccio

  • 300 g di farina di castagne
  • 50 g di olio extra vergine di oliva
  • aghi di rosmarino
  • 50 g di uva sultanina
  • 50 g di pinoli
  • un pizzico di sale

Mettete l’uvetta a mollo in acqua tiepida (se volete renderla più aromatica, utilizzate un liquore: rum o anice, ad esempio)

Amalgamate la farina di castagne a 40 g di olio e un pizzico di sale, lavorando continuamente con la frusta e versando acqua fredda a filo, fino ad ottenere una pastella piuttosto liquida e senza grumi.

Ungete lo stampo con l’olio rimasto e versate la pastella, all’altezza di circa due cm.

Cospargete con il rosmarino, l’uvetta ben strizzata e i pinoli, tenendone una manciata da parte un poco per la decorazione finale..

Cuocete a 180 °C in forno statico per 45/50 minuti.

Guarnite con la decorazione tenuta da parte e un filo d’olio e lasciate riposare,

Potete gustare il castagnaccio sia freddo che tiepido.

Castagnaccio

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