Concicla cum faba: la minestra di fave di Apicio

Concicla cum faba

La concicla cum faba è una minestra di fave dell’Antica Roma, la cui cucina viene oggi ricordata dal Calendario del Cibo Italiano.

E’ una ricetta di Marco Gavio, soprannominato Apicio, e appartiene al suo ricettario “De re coquinaria“, ritenuto il più importante trattato di cucina scritto in latino e risalente al periodo a cavallo della nascita di Cristo.

Tra gli ingredienti che oggi riteniamo inusuali se non addirittura improbabili, uno tra i più noti è il garum.

Il garum era il liquido prodotto dalla fermentazione di pesce ed erbe aromatiche e veniva utilizzato in preparazioni sia dolci che salate, per dare sapidità ed esaltare i sapori.

L’ingrediente attuale che più gli si avvicina è la colatura di alici ed è quest’ultima che utilizzeremo nella nostra ricetta.

La concicla cum faba era molto comune sia nell’Urbe che nelle campagne, nonostante le fave fossero collegate al culto dei defunti; si pensava addirittura che ne conservassero le anime ed erano vietate ai sacerdoti di Giove.

La ricetta originale così recita: Coques. Teres piper, ligusticum, cuminum, coriandrum uiridem, suffundis liquamen, uino et liquamine temperabis, mittis in caccabum, adicies oleum, Lento igni ferueat et inferes.

Noi l’abbiamo fatta così:

Concicla cum faba di Apicio

Lessate le fave fino a quando diventano appena tenere.

Frullatene una parte con l’acqua di cottura, per ottenere una purea semiliquida.

Preparate un trito di pepe nero, coriandolo cumino e finocchietto selvatico, stemperatelo con vino e colatura di alici e aggiungetelo alle fave, portando a termine la cottura.

Servite con un filo d’olio.

N.B. se non avete la colatura di alici, sciogliete un’acciuga in poco olio caldo.

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